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Cavallasca
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mwhaCavallasca (mwhqCavalasca in mwhgdialetto comascocite-ref-4[N 1], mwiwAFI della pronuncia locale: [kavaˈlaʃka]) è una frazionecite-ref-5[4] di mwkq2 722 abitanti del comune di mwkgSan Fermo della Battaglia in mwkwprovincia di Como, in mwlaLombardia.
Contents
• Storia
• Simboli
• Società
• Economia
• Note
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Geografia fisica
Cavallasca sorge nel mezzo di un sistema collinare tra mwmaComo e mwmqVarese, a una quota che oscilla attorno ai 400 m d'altezza rispetto al livello del mare e che ha il suo picco nei 614 m della vetta del mwmgMonte Sasso, situato sul mwmwconfine italo-svizzero.
I rilievi su cui sorge il paese risultano essere gli ultimi verso la vallata del mwnqPo.
Il sistema collinare è costituito da rocce sedimentarie che hanno avuto origine in un accumulo di detriti di natura e dimensioni diverse, soprattutto mwnwgonfolite.cite-ref-0-6-0[5] Dal momento che tali elementi rocciosi sono tenuti insieme da una sorta di cemento naturale calcareo-ferrifero o siliceo, il terreno è caratterizzato dall'infiltrazione di falde acquifere, prevalentemente di origine sorgiva.cite-ref-0-6-1[5]
Sul territorio sono note due sorgenti. La prima di esse nasce all’Olcellera ed è ricca di calcare contenente ferro e magnesiocite-ref-0-6-2[5]. La seconda, situata in località Colombirolinocite-ref-0-6-3[5] sul pendio meridionale del Monte Sasso, dà origine al mwsqfiume Seveso che da piccolo ruscello si trasforma, a poca distanza dalla chiesa parrocchiale, in un torrente che attraversa la strada provinciale e tutto il paese.cite-ref-0-6-4[5] Da Cavallasca, il Seveso prosegue poi in direzione sud-est verso il nuovo mwtgospedale Sant'Anna, per poi dirigersi verso la mwtwBrianza ove diventa un vero e proprio fiume che, nella zona nord di mwuaMilano, confuisce nel mwuqNaviglio della Martesana.
Origini del nome
Sull'origine del toponimo "Cavallasca" sono state formulate due ipotesi.cite-ref-0-6-5[5] Secondo la prima, il nome deriverebbe dal mwwaceltico e sarebbe la composizione delle parole mwwqkava, ossia "vangare/scavare" e mwwgasgall (da mwwwasha, cioè "rifugio").cite-ref-0-6-6[5] La seconda ipotesi, che prevede un'origine dal mwyalatino volgare, fa risalire l'origine al termine mwyqcaballus (ossia "cavallo") con l'aggiunta della terminazione mwyg-asca o mwyw-asco tipica di località poste in altura.cite-ref-0-6-7[5]
Storia
In seguito alla fondazione di mwagmwawNovum Comum, nel mwba59 a.C., da parte di mwbqGiulio Cesare, è probabile che Cavallasca rientrasse tra le località scelte dai patrizi romani per costruirvi le proprie ville.cite-ref-0-6-8[5] La presenza dei Romani è attestata dalla scoperta di alcune sepolture.cite-ref-05222222222-7-0[6]
La prima testimonianza certificata dell'esistenza di Cavallasca risale alla fine dell'mwdwXI secolo, quando l'ex-arciprete della chiesa di Cavallasca mweaGuido Grimoldi fu elevato a mweqvescovo di Como.cite-ref-0-6-9[5] Sotto l'mwfgepiscopato del Grimoldi, il centro di Cavallasca fu coinvolto nella mwfwguerra decennale.cite-ref-05222222222-7-1[6]
Tra il mwhq1295 e il mwhg1510 non si registrano particolari menzioni storiche di Cavallasca, che seguì le sorti di Como all'interno dello mwhwstato milanese prima dominato dai mwiaVisconti e poi dagli mwiqSforzacite-ref-0-6-10[5]. Nel mwjg1510cite-ref-062-8-0[7], Cavallasca fu colpita dai saccheggi attuati da parte delle truppe mwkwsvizzere che avevano invaso la mwlaLombardia.cite-ref-1-9-0[8]
Nella metà del mwoaXVI secolo, la nobile famiglia milanese degli mwoqImbonati si stabilì a Cavallasca.cite-ref-0-6-12[5] Nel mwpg1631 Giuseppe Maria Imbonati, nato a Cavallasca, estese le sue proprietà insieme al fratello Carlo, che costruì "Villa Imbonati".cite-ref-0-6-13[5]
Nel corso del mwraXVIII secolo, Cavallasca fu scelta come luogo di residenza e villeggiatura anche da esponenti delle nobili famigli milanesi degli mwrqArchinto, dei Della Porta, dei Parravicinocite-ref-1-9-1[8] e degli mwsgImbonati.cite-ref-05222222222-7-2[6]
Nel mwua1859 Cavallasca ospitò il quartier generale di mwuqGaribaldicite-ref-05222222222-7-3[6], che a poco più di 1mwvg km dal centro fu impegnato nella mwvwbattaglia di San Fermo.cite-ref-0-6-14[5]
Durante la mwxqprima guerra mondiale, Cavallasca fu uno dei perni difensivi d’Italia per la difesa sul confine svizzero, mediante la costruzione di trincee sul Monte Sasso, molte delle quali ancora visibili all’interno del mwxgParco Regionale della Spina Verde. Le trincee fanno parte delle fortificazioni della mwxwFrontiera Nord, costruite per difendere il confine nord nel caso in cui gli mwyaimperi centrali, mwyqAustria e mwygGermania, avessero tentato un attacco attraverso la neutrale mwywSvizzera.
Durante il mwzqperiodo fascista, nel 1928, i comuni di Cavallasca, Parè e Drezzo furono uniti in un unico complesso amministrativo chiamato Lieto Colle, nome che pare essere stato suggerito da mwzgMargherita Sarfatticite-ref-0522222222223-10-0[9] a mw0wMussolini in uno dei frequenti soggiorni a Cavallasca.
Cavallasca tornò comune autonomo nel 1956.
A seguito di un referendum popolare, il 9 ottobre 2016 è stato deciso lo scioglimento del comune, che è stato incorporato tramite fusione per incorporazione a partire dal 1º gennaio 2017, nel limitrofo comune di mw1gSan Fermo della Battaglia.cite-ref-11[10]
Dall'8 maggio 2017, mw3aPoste Italiane ha assegnato un nuovo mw3qcodice di avviamento postale a San Fermo della Battaglia e la relativa località Cavallasca: 22042.cite-ref-12[11]
Simboli
Lo stemma e il gonfalone del comune erano stati concessi con DPR del 22 luglio 1991.cite-ref-13[12]
«
Semitroncato partito
: nel primo, di rosso, alla lettera C maiuscola, d'oro; nel secondo, di verde, ai due
bisanti
d'oro, ordinati in palo; nel terzo, d'oro, al
cavallo
spaventato, di nero. Ornamenti esteriori di Comune.»
La lettera C era l'iniziale del toponimo; i bisanti, simili a monete d'oro, simboleggiavano il benessere che gli abitanti seppero raggiungere il loro lavoro; il cavallo alludeva ad una probabile etimologia del nome Cavallasca.cite-ref-14[13] Il gonfalone era un drappo partito di giallo e di verde.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture civili
Villa Imbonati
Villa Imbonati fu costruita fra il mw8w1656cite-ref-0-6-15[5] e il 1657,cite-ref-8-15-0[14] anche se la mw-achiave di volta del portale che conduce alle ex-scuderiecite-ref-1222-16-0[15] riporta la data del 1651cite-ref-1222-16-1[15]cite-ref-05222222422-17-0[16]cite-ref-6-18-0[17]. La villa fu edificata su commissione di Carlo Antonio mwaq0Imbonati,cite-ref-8-15-1[14] in vista del matrimonio di quest'ultimo con Giulia mwariOdescalchi (cugina di mwarmBenedetto Odescalchi)cite-ref-8-15-2[14].
In seguito, la villa fu arricchita di notazioni artistiche e munita di curiosi sistemi di mwarkingegneria idraulica.cite-ref-0-6-16[5]
Sotto l'impulso degli Imbonati, nel XVIII secolo Villa Imbonati divenne un importante centro culturalecite-ref-0-6-17[5]cite-ref-1222-16-2[15].cite-ref-8-15-3[14] Nello specifico, il conte mwassGiuseppe Maria Imbonati era solito ospitare presso la villa adunanze di illustri letteraticite-ref-6-18-1[17] appartenenti all'mwataAccademia dei Trasformaticite-ref-0522222222223523-19-0[18], di cui egli era il mecenatecite-ref-1-9-2[8].cite-ref-05222222222-7-4[6] Tra gli ospiti della villa si ricordano mwat0Pietro Verri, mwat4Cesare Beccaria, mwat8Giuseppe Parini e mwauaAlessandro Manzoni.cite-ref-2-20-0[19] A questo periodo risale la pavimentazione a piccoli ciottoli del piano terra.cite-ref-05222222422-17-1[16]
Nel 1801 la proprietà passò dagli Imbonati agli esponenti della famiglia Butti,cite-ref-8-15-4[14] che dotarono la villa di una nuova alacite-ref-0522222222223523-19-1[18]. Tra questi ultimi si ricorda Giuseppe Butti, detto anche "Peppớt", sindaco di Cavallasca dal 1871 al 1894, il quale accolse don Pietro Buzzetti, importante parroco di Cavallasca e nipote di mwavidon Guanella.cite-ref-0-6-18[5] Giuseppe Butti inoltre ospitò spesso in Villa Imbonati l’amico mwavcLuigi Pirandello.cite-ref-0-6-19[5]cite-ref-0522222222223-10-1[9]
Nel 1919 la villa passò nelle mani del barone belga Bayet,cite-ref-8-15-5[14] a cui si deve la presenza di essenze esotiche nel giardino della villa.cite-ref-2-20-1[19] Villa Imbonati è infatti circondata da un parco a terrazze composto da un mwawkgiardino all'italiana, risalente alla metà del Settecento, e da un mwawogiardino all'inglese, realizzato nei primi decenni del mwawsNovecento.cite-ref-2-20-2[19] All'interno del giardino trovano posto due esemplari storici di mwaxamwaxeLiriodendron tulipifera e mwaximwaxmCatalpa bignonioides.cite-ref-2-20-3[19]
Dopo essere stata rilevata dall'impresario stradale Giuseppe Torno (1935),cite-ref-8-15-6[14] Villa Imbonati fu acquistata dall'amministrazione comunale di Cavallasca (1981),cite-ref-8-15-7[14] che fino all'incorporazione con San Fermo della Battaglia la utilizzò come sede di municipiocite-ref-0522222222223523-19-2[18]cite-ref-8-15-8[14] e biblioteca.cite-ref-0-6-20[5] La villa ospita la sede del mway0Parco regionale Spina Verde.cite-ref-0522222222223523-19-3[18]
Esternamente, la villa si presenta come un edificio a pianta rettangolare, collocata in posizione dominante su un terrazzo che ospita il giardino.cite-ref-1222-16-3[15]
All'interno della villa, uno scalone d'onore e soffitti lignei di pregio a mwazgcassettoni,cite-ref-1222-16-4[15] oltre a una serie di cicli pittorici parietali a tema mitologico e biblico.cite-ref-2-20-4[19] Un salone al pianterreno presenta un pavimento a ciottoli e pareti con decorazioni a spugna e conchiglie.cite-ref-1222-16-5[15]
Villa del Soldo
Nella zona occidentale di Cavallasca si trova Villa del Soldo (detta anche "il Soldo"cite-ref-21[20]), già proprietà di mwaasMargherita Sarfatti.cite-ref-05222222222235232-22-0[21]
Tra gli ospiti della Sarfatti vi furono, tra gli altri, mwabeAntonio Sant'Elia,cite-ref-05222222222235232-22-1[21] mwabyGiuseppe Terragni,cite-ref-7-23-0[22] mwabsUmberto Boccioni,cite-ref-05222222222235232-22-2[21]cite-ref-7-23-1[22] mwacqGabriele D'Annunziocite-ref-7-23-2[22] e gli scrittori comaschi mwackCarla Porta Musacite-ref-05222222222235232-22-3[21] e mwac4Carlo Linaticite-ref-05222222222235232-22-4[21]. mwadmBenito Mussolini, amante di Margherita Sarfatti, vi soggiornó a più riprese e secondo diversi testimoni si rifugió nella villa in attesa di conoscere l'esito della mwadqmarcia su Romacite-ref-24[23]
Altre architetture civili
• Villa Archinto, edificio in mwadwstile neoclassico dotato di mwad0frontonecite-ref-05222222222235232-22-5[21] e inserito in un vasto parco esoticocite-ref-0522222222225222-25-0[24]cite-ref-05222222222235232-22-6[21]
• Residenza del Colombirolo e corte del Colombirolino, edifici rurali che devono il proprio nome ad antiche attività di mwaesavicolturacite-ref-05222222222235232-22-7[21]
• Antica neveracite-ref-0522222222222-26-0[25] (mwafughiacciaia)
Architetture religiose
Chiesa di San Michele Arcangelo
La chiesa parrocchiale di Cavallasca, dedicata a san Michele arcangelocite-ref-27[26], si presenta oggi nelle sue forme mwagesettecentesche.
Un'attestazione dell'esistenza della chiesa si ha tuttavia già verso la fine del XVI secolo, con la visita pastorale da parte del vescovo mwagmNinguarda alle parrocchie della mwagqpieve di Zeziocite-ref-3-28-0[27]. Nel 1768, la visita pastorale da parte del vescovo mwagkGiambattista Mugiasca rivelò come la giurisdizione religiosa della parrocchiale di Cavallasca si estendesse agli mwagooratori pubblici dei Santi Carlo e Antonio di Padova in Sottovigna (di mwagsgiuspatronato del conte Giuseppe Maria Imbonati), della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo in località Dasia (di giuspatronato del conte Nicolò Porta di Como) e all’oratorio privato sito in Villa Imbonati.cite-ref-3-28-1[27]
Oratorio di San Carlo Borromeo e Sant'Antonio da Padova
Alle spalle della chiesa di San Michele Arcangelo e di fronte a Villa imbonati si trova l'oratorio di San Carlo Borromeo e Sant'Antono di Padovacite-ref-29[28], noto anche come oratorio di San Carlo.cite-ref-05222222222-7-5[6] Al suo interno, l'oratorio conserva stucchi realizzati nella seconda metà del mwaicXVII secolo da mwaigAgostino Silva, scultore di mwaikMorbio. Gli stucchi sono oggetto di una campagna di restauro avviata nel 2016.cite-ref-4-30-0[29]
Chiesa di San Rocco
Detta anche "chiesetta dei pittori", la chiesa di San Roccocite-ref-31[30] si trova in località Colombirolino, ai confini del mwajqParco Regionale Spina Verde.
La chiesa fu costruita nel 1857, al termine di un'epidemia di mwajycolera.cite-ref-05222222222235233-32-0[31] Consacrata l'anno successivo, la chiesa fu eretta in sostituzione di una precedente cappellettacite-ref-05222222222235233-32-1[31] del 1826, situata nel luogo in cui erano stati sepolte le vittime della mwaj8peste del 1630.cite-ref-5-33-0[32] Come testimoniato da una lapide collocata sopra al portale d'ingresso, la chiesa di San Rocco fu costruita come ex-voto in ringraziamento al fatto che, secondo la popolazione, l'intercessione dei morti per contagio nella suddetta pestilenza avrebbe nel corso dei secoli salvato l'abitato da altre epidemie.cite-ref-5-33-1[32]
Sopraelevata rispetto a livello stradale, la chiesa si trova in prossimità del corso del mwalafiume Seveso.cite-ref-5-33-2[32]
Si tratta di un edificio di color rosa, con quattro mwalylesene gialle ai lati del portone d'ingresso. La facciata è movimentata da due cavità blu, ognuna delle quali è situata tra due delle lesene.cite-ref-5-33-3[32] La parte superiore della facciata termina con un mwalsfrontone triangolare, al di sopra del quale si staglia un mwalwcampanile a vela. I decori della porta sono in mwal0rame e rappresentano mwal4San Rocco.cite-ref-5-33-4[32]
Il soprannome "chiesetta dei pittori" deriva dal fatto che, nel corso di una campagna di restauri avviata nel mwamq1978cite-ref-05222222222235233-32-3[31], furono chiamati ben 14 diversi artisti per decorare le 14 stazioni della mwamkVia Cruciscite-ref-5-33-5[32]; tali opere pittoriche vennero eseguite nel corso dell'anno successivo.cite-ref-05222222222235233-32-4[31]cite-ref-0522222222225222-25-1[24]
Società
Evoluzione demografica
Economia
Territorio per secoli di vocazione agricola, dagli inizi del mwan8XX secolo Cavallasca ospitò una fiorente mwaoaindustria serica che - già nei primi anni dello stesso secolo - poteva contare sulla presenza di sedici mwaoetelai meccanizzati.cite-ref-0522222222223-10-2[9]
Fino al 1948 fu inoltre attiva la ditta Orsi, azienda milanese produttrice di mwaocstrumenti musicali a fiato; alla chiusura della ditta, il mwaogmwaokknow-how dell'azienda venne sfruttato da alcuni artigiani locali e dei paesi limitrofi, i quali si misero in proprio dando vita ad attività imprenditoriali che sopravvivono in parte ancora oggi.cite-ref-0522222222223-10-3[9]
Numerosi i pendolari che convergono su mwao8Como, così come i mwapafrontalieri.cite-ref-0522222222223-10-4[9]
Note
Esplicative
Bibliografiche
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Bibliografia
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